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lunedì 9 aprile 2012

Mi lascio la città alle spalle, il traffico, i semafori. Poche ore prima ero in coda all'ufficio passaporti, ed ora finalmente sto tornando a casa, su in valle, nei boschi.
La bici, dietro ai sedili, oscilla nelle curve, sbatte contro le portiere, anche lei è impaziente di sentire il vento fra le ruote, mordere il fango, scivolare tra i faggi.
Il cielo è grigio, e l'aria è frizzante, beh non sembra proprio primavera, ma d'altronde il meteo qui da noi è incerto. Da queste colline nasce la catena alpina, siamo l'anello di giunzione fra questi due mondi opposti mare e montagna. Il maltempo è quasi scontato in certe stagioni.

Il bosco non è mai lo stesso, ogni tanto qualche bivio mi inganna ancora, e mi fa macinare più chilometri di quelli pianificati, ma fa parte del gioco, e se si è fortunati succede anche di incontrare un gruppetto di caprioli, che si tiene lontano dai sentieri più battuti e rumorosi.

Una nebbiolina leggera mi accompagna fino alla cascina, la traccia è pulita e si sale bene, nonostante le gambe ancora "assonnate". Il tempo di sedersi a mangiare qualcosa e subito il ricordo mi porta alle prime salite su questi sentieri, e a chi con molta pazienza mi ha fatto da guida sulle numerose discese, sui singletrack...


Nonostante gli impegni e le piccole sfide/fatiche di ogni giorno, quando incontro quei ragazzi vedo la passione sempre viva e gli occhi brillare al solo pensiero di quei boschi.