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sabato 30 marzo 2013

Patagonia 2013: andata...

Sono già un paio di settimane che sono rientrato, ma zaini, giacche, magliette, sono ancora sparsi qui e là in casa. Impiego sempre tanto tempo per rimettere ogni oggetto al proprio posto. Le foto invece sono già belle ordinate, catalogate, mi rimane solo da scegliere quelle da far stampare. Sfoglio le immagini sullo schermo del portatile e mi vengono in mente ricordi, dettagli, frasi... Pensieri forti, decisi, sensazioni profonde.
Non è la meta in sè a formare il viaggiatore, ma lo spirito e gli eventi che lo accompagnano durante il cammino. Ho provato le stesse sensazioni anche sulle nostre Alpi, in riva ad una spiaggia, a volte su una salita asfalata in bici con gli amici. Non è necessario venire fino in Patagonia, basta avere del tempo per sè e guardare con occhi nuovi.

Foto: nuvole dalla passeggiata lungolago, El Calafate

CONTRASTO. In ogni momento si accostano due aspetti completamente diversi, a volte opposti. Questo avviene sia nel paesaggio: camminare con l'imponente Cuernos del Paine da una parte e la sterminata pampa tutt'intorno. Sia dal punto di vista umano: i centri città accoglienti, ben tenuti/tourist-orieented e le baracche in lamiera nella periferia; sui marciapiedi coesistono locals vestiti in modo tecnico (=costoso) e tipi trasandati. Qui si nota di più che in altri posti questa differenza. Ogni giorno si vive una sensazione di appagamento seguita da disagio o malcontento. Una montagna russa per le emozioni.

LUCE. Mai come in queste terre sono stato soggiogato dai giochi di luce, in particolare durante le albe ed i tramonti. Il sole filtra tra le nuvole giocando con le creste delle onde, cambiando il colore dell'acqua dei laghi, oppure illumina a tratti alterni l'immensa pampa. La sera, sull'isola di Navarino ho visto tramonti bellissimi e malinconici.

COLORE. Forse il mio leggero daltonismo ha giocato qualche scherzo, ma non ho mai visto colori così nitidi e così ben definiti tra loro. Non so quale sia il motivo: forse il vento costante, forse l'assenza di ciminiere, di industria. Nella pampa ogni macchia di arbusti creava colori diversi; e poi l'acqua dei laghi, le lagune con i boschi di lenga, lo scuro della semplice terra: ogni tanto rossa ogni tanto nera vulcanica. Infine l'intensità del blu nelle fenditure dei ghiacciai.

Foto: in macchina verso il Perito Moreno, El Calafate

Genova->Parigi e lo shock dell'aereoporto Charles De Gaulle: immenso, con il suo servizio di trasporti per gli spostamenti tra terminal. Sembra di stare in una città, ed impieghiamo quasi lo stesso tempo che trascorro sull'autobus la mattina per andare a lavoro. Il terminal è un lombrico di acciao, legno e vetri. Un'isola fra le piste di atterraggio.
Parigi->Buenos Aires primo volo lungo sull'Atlantico: non cambia nulla se non il fatto che ti tocca stare seduto per 10h di fila, bevendo caffè e mangiando cibo da mensa. All'arrivo si esce frastornati per i film e con l'acidità di stomaco, ma passa.
Buenos Aires - Taxi e la paura di perdere il terzo volo (3h di margine per cambiare aereoporto a Buenos Aires non sono molte!). Le lunghe avenida, simili alle nostre tangenziali, scorrono in mezzo alla periferia, ma stavolta la periferia la si vede con gli occhi, non è in tv, e fa molta differenza.
Buenos Aires -> El Calafate, indimenticabile la sensazione di atterrare nel nulla, sembra di essere nel deserto. Per la prima volta mi sono accorto che significano parole come immensità, spazio, orizzonte. Il cuore mi batteva forte (oppure batteva già per via dell'atterraggio a canguro con relativa derapata).

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