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martedì 30 luglio 2013

Vecchie storie: "Asfalto bollente"

Stanotte ho qualche difficoltà a prendere sonno, succede. Così recupero vecchi post da vecchi blog (Primavera 2009).


E' sabato mattina, accendo il portatile, un rapido sguardo alla posta elettronica, poi controllo le previsioni meteo per il Piemonte. Accidenti, danno una finestra di bel tempo solo per domenica mattina, troppo poco per il mio ritmo di salita rilassato. Non ho voglia di rischiare nebbia e temporali in cresta, così rinuncio, sarà per il prossimo weekend, tanto la cima non scappa. Avviso l'amica che si sarebbe legata con me; lei sempre ottimista vorrebbe partire lo stesso, ma non mi faccio convincere.

Che si fa ora? Di passare la domenica con le gambe sotto al tavolo non se ne parla nemmeno, e quindi giretto in mountain bike. Scelgo un anello che sulle prime non sembra nemmeno troppo faticoso, con una bella e lunga discesa su strada sterrata che promette divertimento. Inoltre mi permette di scollinare verso la costa, il che mi piace (in Liguria il meteo prevede sole). Ho proprio voglia di caldo e profumo di macchia mediterranea. Decido di partire alle prime luci, in modo da pedalare col fresco ed arrivare in riviera a metà mattina.

Preparo un borraccia con succo di frutta allungato, due bottigliette d'acqua, mele, banane, ed una cioccolata. Punto la sveglia sul cellulare, leggo due pagine dal libro sul comodino e mi addormento quasi subito.

Il suono della sveglia interrompe strani sogni, caotici, eppure ho cenato leggero. Sarà un po' di tensione, nervoso. Guardo l'ora, sono le 06.00. In un'oretta scarsa di macchina arrivo all'inizio del percorso, posso permettermi di dormire ancora un pochino, così chiudo gli occhi sicuro di svegliarmi al massimo mezz'oretta dopo.

Mi risveglio, guardo l'orologio: le 08.00, ma porca miseria! Vabbè, di corsa metto sul fuoco la moka del caffè, mi do una lavata sommaria (tanto fra un'ora gronderò di sudore) mi vesto, e dopo poco sono in macchina.

Con tutti i posti che potevo scegliere indovino quello in cui organizzano una gara ciclistica. Sono un pirla! Strade chiuse, una marea di gente, atleti con le tute colorate, bici sofisticate e striscioni degli sponsor ogni due metri. La giornata parte proprio bene... Trovo un buco dove parcheggiare, scendo e tiro fuori la bici dal bagagliaio.
A quel punto iniziano gli sguardi sprezzanti degli atleti: ho un rampichino di 20 anni fa (era di mio padre), rigido e pensantissimo. Poi quando si accorgono che non mi cambio nemmeno - giro in maglietta e pantaloncini di cotone - li vedo rabbrividire e fare cenni di dissenso con la testa. Ignoro lo occhiate sprezzanti, chiedo due informazioni ad un poliziotto (giusto per sapere se posso passare di lì) e comincio a pedalare.

Sto finalmente "assaporando" la strada tranquilla, i prati verde inteso, l'aria fresca del mattino quando, arrivato in centro al paesino dopo, mi trovo la strada transennata. Di nuovo?!? Giro l'angolo: rombo di motori, ed una folla di persone. Inizia a salirmi il nervoso, ma si può essere così sfigati? Cosa c'è stavolta? Ho beccato anche un raduno di auto d'epoca, ma si può?!?

Pian piano mi faccio strada tra le persone, i meccanici, e finalmente sono fuori dal caos. Imbocco la sterrata che mi porterà su fino al colle. Un po' di musica nelle cuffie; finalmente solo io e le pietre lungo il sentiero. In prossimità del colle incontro altri tre bikers, tecnici, con bici molto competitive, ma disorientati, non sapevano dov'erano finiti. Gli indico la strada, gli auguro buona giornata e proseguo.

Arrivo sullo spartiacque, ora finalmente c'è discesa. Guardo l'orologio, sono fuori tabella di un'ora abbondante, pazienza, d'altra parte ho davanti tutta la giornata. Bevo, faccio un po' di stretching, due passi e mi godo il riflesso del mare sull'orizzonte lontano.
Tempo nemmeno cinque minuti e sento un motore avvicinarsi... Alè, ci risiamo... Spuntano due fuoristrada che si piazzano spavaldi sul pianoro. Scendono due coppie, iniziano a tirar fuori da mangiare, apparecchiare sui tavolini dell'area verde, e uno di loro tira fuori addirittura un metal-detector?!? (Giuro, lì per lì non ci credevo nemmeno io. Cercherà le monetine dei turisti... ). Decido che ne ho abbastanza, saluto, allaccio il caschetto, alzo il volume del walkman (non l'ipod ma il walkman: quella scatola con le musicassette che si usava 10 anni fa) e mi godo la sterrata che serpeggia giù verso le spiaggie della riviera.

Sbuco praticamente sulla costa, scelgo di evitare il traffico della statale e mi infilo subito sulla via del ritorno. Mi fermo ad una frazione, prima che la salita parta decisa. Scelgo una chiesetta tranquilla, circondata da alberi, e decido di mangiare qualcosa. La messa è finita da poco, coppie di anziani sono ancora ferme a fare due parole sul portone.
Mi siedo su una panchina, apro lo zainetto, rovisto, non trovo il sacchetto con le mele e le banane. Guardo meglio... Caz***, ho dimenticato tutto sul piano della cucina, ed ora cosa mangio? Maledico la fretta di stamattina, che come sempre gioca brutti scherzi. Pazienza, cerco di prenderla con filosofia, per fortuna ho con me il portafoglio, prenderò qualcosa in giro. Ma è domenica, è tutto chiuso nei paesini, tanto più all'ora di pranzo, ed anche i bar hanno le serrande giù, che si fa? Nulla, un sorso d'acqua, un po' di brezza dal mare e risalgo in sella.

Sono a metà salita, il succo di frutta è finito un bel po' di chilometri fa, e l'acqua cerco di farmela durare fino al colle. Sudo un'esagerazione, e la bici mi sembra davvero pesantissima. Ogni tanto guardo dietro, ho il sospetto di star trainando qualcuno perchè non si può faticare così tanto.

Sogno una vasca di acqua gelata, un frappè al gusto banana e cacao.
Sogno una corona posteriore grande il doppio per demoltiplicare ancora un po'.
Sogno un bel temporale estivo e che l'asfalto finisca presto perchè fa un riverbero manco fossi nel deserto.

In un rettilineo, inizio a vedere le curve di calore sull'asfalto, tutto sembra muoversi. Inizio a zigzagare. Stop è ora di fermarsi, così punto l'unico metro quadro all'ombra e stramazzo lì per terra.

Finalmente ne indovino una: di fronte allo spiazzo c'è una trattoria aperta. Salti di gioia! Giro al contrario la maglietta sporca di fango ed entro. Inutile dire che è piena di gente profumata e ben vestita - che ovviamente mi guarda di traverso - ma questo è l'ultimo dei miei pensieri. Ordino due caffè - sorvoliamo sulla faccia che mi ha fatto la proprietaria. Li zucchero così tanto che cambiano colore. Poi chiedo se hanno gelati confezionati, ma nulla. Sul bancone non ci sono snack, cioccolate, o simili, così esco.

L'effetto dei caffè dura circa venti minuti, poi di nuovo sconforto, e vengo sorpassato da ciclisti agili e veloci. Una tortura psicologica. Poi finalmente il colle, la salvezza. Le visioni di Santi e Apostoli che correvano al mio fianco iniziavano ad essere un po' troppo frequenti e preoccupanti.

Stramazzo per la seconda volta su un bel praticello, fresco, all'ombra del muro di un bar. Entro, metto dieci euro sul banco, ordino un caffè, poi passo in rassegna gli snack più calorici esposti, bevo, compro, ed esco col mio bottino ed un viso matto e sorridente (stile Fitzcarraldo). Una coppia di turisti tedeschi, prende paura, farfuglia qualcosa e decide di pagare ed andare via.

Sto quasi per addormentarmi sul prato, la temperatura è mite, spira una brezza leggera ma ovviamente in questa tragica giornata la magia è destinata nuovamente a spezzarsi. Il proprietario del bar accende la radio e due casse appese al dehor iniziano a sparare musica ad alto volume, e così contro ogni principio vengo bombardato da un misto di liscio-agricolo-mazurca cantato in francese. Ma scherziamo?!?

Raccatto in fretta la mia roba e mi fiondo giù, verso la macchina, verso casa.
Una doccia calda, due massaggi ai polpacci doloranti, ed un piatto di minestra con una generosa collina di parmigiano al centro. Sono questi i miei prossimi pensieri, la mia "meta", mi fiondo giù veloce, stanco, veramente stanco, però in fondo contento.


Questo racconto risale a circa cinque anni fa. Sorrido rileggendo molti miei appunti dell'epoca: alcune storie sono davvero esilaranti, ma ci sono anche molti appunti scritti con durezza. A quel tempo frequentavo l'università, leggevo solo libri di alpinisti, e avevo appena scoperto la mountain-bike (ed avevo un ginocchio senza traumi). Ero un "integralista" della montagna - tolleranza zero - il che significava sveglia sempre prima delle 05.00 partenza con le luci frontali, tanto dislivello, e disprezzo per i merenderos della domenica.
Ora fortunatamente sono più tollerante :)

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