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martedì 20 agosto 2013

Don't give up - Parentesi musicale

Venerdì 16. Ancora un pomeriggio di prove per il B'n B Group. Avevamo tutti bisogno di raccogliere le idee, e far uscire un suono più amalgamato. Ci siamo riusciti? Bè, non proprio, ma è solo con l'esercizio che le cose posso migliorare, quindi ci siamo rimboccati le maniche...


Arrivata sera, complice un po' di stanchezza, finiamo per intavolare una discussione sulle emozioni ed il piacere di esibirsi di fronte ad un pubblico, e qui faccio la voce fuori dal coro.
Io suono per il semplice piacere di stare insieme, creare qualcosa di bello, di piacevole da ascoltare, e per l'affiatamento che si crea. Stranamente sono abbastanza "immune" dall'effetto del pubblico, sia dal punto di vista (positivo) della carica mentale/motivazionale che ti può dare, sia dall'effetto (negativo) di paura/tensione per l'emozione di suonare su un palco. Certe serate purtroppo arrivo persino a fregarmene bellamente di tutte le persone laggiù. Questo fatto non significa che io suoni alla buona o sia superficiale, ci tengo molto alla riuscita del brano e mi impegno per suonare al meglio delle mie capacità. Sono contento quando esce un bel suono, una bella esecuzione e vedo un sorriso sui visi delle persone con cui suono, ma non bado agli applausi del pubblico.

A questo punto il batterista esce dicendo "Ma allora perchè farsi questi mazzi, le prove, eccetera, se poi non ti interessa suonare nei locali?". A me piace suonare insieme, che poi lo si faccia nella cantina di un'amico, in sala prove, in giardino, in un teatro o in un pub, non mi cambia nulla. Mi diverte fare jam sessions, mettere in piedi brani nuovi, ri-arrangiare e mi sta bene fare solo 5 date live all'anno piuttosto che tenere lo stesso programma e fare 30 esibizioni dall'esito garantito. D'altronde non sono un professionista, la mia è una passione che faccio nel tempo libero.

Il povero batterista è sempre più confuso ed incredulo. A quel punto mi lascio andare e comincio "E ti dirò di più...". Mi diverto molto di più quando facciamo le prove, perchè certi giorni i brani escono con un suono caldo, amalgamato ed un "bel tiro", cosa che durante le esibizioni non succede mai.
In questi quattro anni che suoniamo - più o meno con questa formazione - mi sarà capitato sei volte in tutto di sentirmi veramente "in estasi" durante un brano. Quel momento magico che dura al massimo un minuto (meno della metà del brano) in cui il cuore batte forte, le dita scorrono, i suoni emozionano, e ti sembra di vibrare. Per me questi rari istanti valgono tutto l'impegno e la fatica fatta.

Su questo punto anche il chitarrista ha un'opinione simile alla mia e tira fuori un'analogia perfetta: lo stato di "flow" nello sport. E' uno stato mentale/fisico di perfetto equilibrio, in cui ad esempio il ciclista perde cognizione di sè stesso come persona ma si sente tutt'uno con la bici ed il sentiero. La concetrazione è altissima, ma lo stress è minimo; i muscoli rispondono e la prestazione sportiva raggiunge i massimi livelli. Nell'arrampicata su roccia questo stato mentale è importantissimo nell'evoluzione verso gli alti gradi di difficoltà.

La discussione prosegue piccante, ma sempre amichevole. Finiamo le birre carichiamo gli strumenti in macchina e torniamo a casa.
Al volante rifletto e mi accorgo che tutta la mia vita si è basata sulla ricerca di questi istanti "magici". Le cime raggiunte all'alba, stare appeso in sosta guardando i giochi di luce sulle creste, i tramonti dietro casa, i singletrack in MTB, la progressione sui ramponi nei canali di neve ... Tanta fatica, allenamento per vivere quei 20 secondi di gioia.
Sono un tipo particolare, lo riconosco, ma non potrei rinunciare alla bellezza della natura ed a nessuno di quei 20 secondi.


Sabato 17. Esibizione a Pianissolo (Roccavignale SV) - festa enogastronomica.
Soundcheck incerto, ma abbiamo terminato a testa alta :)

[Foto: live 2012 al Beer Room Pub (Pontivrea SV)]

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